MERLINO E LA NATURA RICONCILIATA

[J. Markale, Merlino o l'eterna ricerca magica, (1981) tr. It. 1999 Milano, pp. 268 ss.]
L'imprigionamento di Merlino simboleggia la riscoperta di una vita istintuale. La civiltà di tipo romano che ha predominato finora e che ha condotto alla tecnologia industriale avanzata che tutti conosciamo ha messo da parte le profonde tendenze istintive dell'umanità a vantaggio della Ragione, qualunque ne sia la definizione.

L'istinto non si differenzia fondamentalmente dalla ragione, poichè questa non è altro che l'istinto che riflette su sè stesso. Soltanto il divorzio è stato tale che si credono queste due funzioni irriconciliabili.
Già nel XII secolo gli autori dei romanzi arturiani, propagatori della leggenda di Merlino, hanno fatto di costui l'incarnazione dell'istinto.

Ecco perchè Merlino prende l'aspetto di un animale o porta un abito che evoca un animale. Ecco perchè vive in mezzo agli animali nella foresta che è , l'ambiente naturale più propizio agli scambi privilegiati che ha con loro. Capire il linguaggio degli animali è anzitutto adottare la tesi che vuole, come ha detto Jean-Jaques Rousseau, che il linguaggio sia di origine psico-affettiva.

Capire il linguaggio degli animali non è regredire all'infanzia, benchè l'infanzia abbia molto da insegnarci, è ritrovare la nostra parte istintuale, perduta dai nostri avi quando hanno preferito la società della scrittura a quella dell'oralità.

Infatti  ciò che è scritto è morto, fissato per l'eternità. Non è che una sequenza di concetti astratti le cui verità è a volte difesa, a volte combattuta, e sempre sospetta.

Ciò che è orale è, al contrario ciò che vive, ciò che si evolve costantemente, in accordo con le profonde tendenze dell'essere, il suo istinto, che è qualcosa di sicuro, perchè in grado di provocare la conoscenza.
E' in questo senso che capire il linguaggio degli animali è aprire gli occhi e le orecchie (come pure gli altri organi di senso) a ciò che ci dice la Natura.

E la Natura parla sempre: abbiamo soltanto perduto la comprensione di questo linguaggio che non si esprime con parole, né con equazioni, ma con segni misteriosi, quelli della sensibilità.

Se l'essere umano vuole penetrare nel nementon (sacra radura, bosco dei druidi) per ritrovarci Merlino e partecipare con lui al Festino dell'Immortalità, deve abbandonare in partenza tutta la logica che gli è stata inculcata sin dall'infanzia e fidarsi della vita istintuale che è sempre la sola che possa trionfare della morte o della sofferenza.

Deve anche aprire il suo spirito ai messaggi degli alberi, degli animali, dei minerali.

I poeti di tutti i tempi ci hanno sempre mostrato l'importanza che rivestiva per noi questo contatto con la natura, ma siccome erano poeti, non li si prendeva sul serio, prefendo il canto ragionevole degli scienziati, i quali, molto spesso, non erano che apprendisti stregoni incapaci di prevedere le finalità delle loro scoperte.

L'esempio di Merlino non deve andare perduto:

ascoltare gli animali e parlare con loro è scoprire un nuovo modo di relazione con gli altri, chiunque siano. Un modo di relazione che non sia più costruito sulla costrizione, ma sulla fraternità.

E' anche prendere coscienza delle rispettive esigenze della Natura e dell'Uomo e preservare l'equilibrio fragile sena il quale nessuna vita è possibile su questa terra pronta a precipitare negli abissi dell'universo”.

Un equilibrio in cui vita e morte, passato e futuro, reale e immaginario cessano di essere percepiti contraddittoriamente. Questo è il punto, la radura sacra in mezzo alle foreste dove Merlino, l'incantatore-profeta, nell'estasi dell'istante eterno, canta per noi.A noi capirlo.